personal development
24 February 2009, by massimo
“Non aspettare fin quando sara’ tutto perfetto. Non sara’ mai tutto perfetto. Ci saranno sempre sfide da affrontare, ostacoli da superare, e condizioni imperfette. Inizia e basta. Ogni passo che farai ti permettera’ di crescere piu’ forte, piu’ competente, piu’ confidente e di avere sempre maggior successo.”
Mark Victor Hansen.
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19 June 2008, by massimo
Le abitudini e le necessita’ di un gruppo di persone spesso equivocate.
Ciao, il mio nome e’ Massimo. E sono un Introverso.
E non lo sapevo. Dopo tutto ho buone qualita’ sociali. Non sono ostile o antisociale… anzi amo relazionarmi con le persone ed essere di aiuto se posso. Non sono nemmeno timido. Mi piacciono le lunghe conversazioni che esplorano i pensieri piu’ intimi e gli interessi appassionati. Finalmente ho capito la mia vera natura e voglio informare tutti di questo. Cosi’ posso liberarmi da tutti quei giudizi sbagliati che mi sono piovuti addosso negli anni. Ora ti dico cosa devi sapere per gestire in modo sensibile e incoraggiante il tuo amico, parente, collega introverso. Qualcuno che frequenti tutti i giorni sicuramente e’ un introverso, e probabilmente lo stai tirando scemo…
Cosa e’ l’introversione? Nel suo senso moderno, il concetto risale al 1920 a allo psicologo Carl Jung. Oggi e’ un pilastro dei test di personalita’, tra cui l’ ampiamente utilizzato indicatore Myers Briggs. Gli introversi non sono necessariamente timidi. I timidi sono persone ansiose o spaventate nei contesti sociali, mentre gli introversi generalmente non lo sono. Piuttosto, gli introversi sono quelli che trovano le altre persone stancanti.
Gli estroversi sono energizzati ed eccitati dalle altre persone, e si spengono quando sono da soli. Spesso sembrano annoiarsi da soli. Lasciate un estroverso solo per due minuti e cerchera’ il suo telefonino. Al contrario, dopo una o due ore di socialita’, noi introversi abbiamo la necessita’ di spegnerci e ricaricarci. Questo non è antisociale. Non è un segno di depressione. Non servono farmaci. Per noi introversi, essere da soli con i nostri pensieri e’ rigenerante come dormire, e nutriente come mangiare. Quindi ok la socialita’, ma in piccole dosi.
Quante persone sono introverse? Circa il 25%. Oppure, ancora meglio: “una minoranza della popolazione ma una maggioranza nella popolazione che ha intelligenza, talenti o abilita’”
Gli introvesi sono fraintesi? Parecchio. Sembra essere il nostro destino. “E’ molto difficile per un estroverso comprendere un introverso,” scrivono gli esperti in istruzione Jill D. Burruss e Lisa Kaenzig. Gli estroversi invece sono per gli introversi facili da capire, perche’ gli estroversi impiegano cosi’ tanto del loro tempo sviluppando loro stessi in loquaci, e spesso inevitabili, interazioni con altre persone. Gli estroversi invece hanno poca o nessuna conoscenza dell’ introversione. Danno per scontato che la compagnia, soprattutto la loro, e’ sempre benvenuta. Non possono immaginare il motivo per cui qualcuno avrebbe bisogno di stare da solo, anzi, spesso si adombrano se glielo fai notare.
Con il loro infinito appetito per il parlare e il ricevere attenzione, gli estroversi dominano la vita sociale, e tendono a fissare delle aspettative. Essere estroversi nella nostra societa’ e’ automaticamente considerato un marchio di felicita’, fiducia, leadership. Gli estroversi sono visti come persone di cuore, vibranti, caldi, empatici. Gli introversi sono descritti con parole come “solitari”, “riservati”, “taciturni”, parole che suggeriscono parsimonia emozionale e una piccola personalita’. Gli introversi al femminile ho il sospetto che debbano soffrire particolarmente questa situazione. In alcuni ambienti, un uomo può ancora uscirne bene come quello che si definisce “un tipo forte e silenzioso”; una donna introversa, e’ ancora più probabile rispetto agli uomini che sia percepita come timida, riservata, altezzosa.
Gli introversi sono arroganti? Difficilmente. Suppongo che questo malinteso comune ha a che fare con il nostro essere piu’ intelligenti, piu’ riflessivi, piu’ indipendenti, piu’ calmi, piu’ raffinati, e più sensibili degli estroversi. Inoltre, questo e’ probabilmente dovuto alla nostra mancanza di “chiacchiere da ascensore”, una mancanza che spesso gli estroversi per errore scambiano per disprezzo o distacco. Tendiamo a pensare prima di parlare, gli estroversi tendono a pensare mentre parlano, che e’ il motivo per cui le loro riunioni non durano mai meno di sei ore.
La cosa peggiore degli estroversi e’ che non hanno idea del tormento che ci fanno passare. A volte, quando siamo alla disperata ricerca di aria attraverso la nebbia del loro parlare privo al 98 per cento di contenuti, ci chiediamo se gli estroversi si preoccupano di ascoltare quello che dicono. E noi siamo li’ a sopportare, perche’ l’educazione ci suggerisce che non sta bene non stare agli scherzi o che e’ da cafoni interrompere. Possiamo solo sognare che un giorno, quando la nostra condizione sara’ piu’ ampiamente compresa, quando magari ci sara’ un Movimento per i Diritti degli Introversi che ci supporta, non sara’ maleducazione poter dire: “Sono un introverso. Sei una splendida persona e mi piaci. Ma ora per favore taci”.
Come posso far sapere all’introverso nella mia vita che gli sono vicino e che rispetto le sue scelte?
Primo: riconoscere che non e’ una scelta. Non e’ uno stile di vita. E’ un orientamento.
Secondo: quando vedi un introverso perso nei suoi pensieri, non dire “Quale e’ il problema?” o “Tutto a posto?”
Terzo: non dire nient’ altro.
Se vuoi fare un test per capire da che parte stai
clicca qui
Il mio punteggio e’ di -4, quindi sono “poco” introverso, pero’ lo sono. Garantito.
ispirato da questo:
http://www.theatlantic.com/doc/200303/rauch
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5 April 2008, by massimo
In caso tu te lo sia perso… Il Web è cambiato.
Ti raccontero’ un pezzo di storia di Internet, per farti capire di cosa sto parlando.
Questo e’un breve riassunto vissuto dal sottoscritto in prima persona.
Quasi diciotto anni fa avevo un modem 2400bps e un account dial-up (GRATIS, grazie a VideoOnLine) e questo mi ha permesso di accedere alle BBS genovesi e alla rete Fidonet.
Nel frattempo, all’ universita’ c’era INTERNET, la Grande Rete.
Internet era molto diversa da quello che oggi e’ il Web. Non c’era la grafica. Era tutto in modalita’ testo.
Tutto quello che si poteva fare era postare su un newsgroup (cioe’ Usenet, il nonno degli attuali Forum, la cui base messaggi e’ stata acquisita da Google per farlo diventare Google groups), inviare e-mail e chattare su IRC.
L’ Internet Marketing così come lo conosciamo oggi non esisteva.
Senonche’ dopo poco tempo alcuni coraggiosi hanno iniziato a fare marketing nei newsgroups.
Dopo poco e’ arrivato il Web e ovviamente il marketing sui siti web.
Questo ha scatenato le guerre tra i “Puristi” e i “Marketers”.
I Puristi hanno sempre considerato Internet come il loro territorio privato dove comunicare fra di loro senza sorbirsi la pubblicita’ e hanno sempre visto chi vende come la rappresentazione del male.
Appena i Marketers sono entrati su Internet, la sua purezza e’ stata distrutta per sempre.
Ma sembra che oggi i Puristi stiano vincendo la guerra, perche’ e’ arrivato in loro soccorso il Web 2.0 e in particolare le reti sociali.
Ora i Puristi hanno di nuovo i mezzi per avere i loro gruppi sociali e poter controllare le conversazioni che vogliono avere.
Il marketing come lo conosciamo oggi sta lentamente morendo.
Solo chi si adatta e sa cambiare sopravvivera’.
Il “marketing di interruzione” ha perso a favore del “marketing di partecipazione“. E la mia parte purista dice: “meglio cosi’!”.
Cosa e’ il “marketing di interruzione“, quello che ci ha accompagnato negli ultimi diciamo 15 anni?
E’ il marketing che agisce, per farsi notare, interrompendo il flusso di attenzione delle persone.
E’ evidente ormai a tutti che viviamo in una societa’ schiava della tecnologia, super-collegata, con un eccesso di informazione che ci viene vomitata addosso e di conseguenza che ha sviluppato un problema di scarsa capacita’ di concentrazione.
Quindi la pubblicita’ deve per forza competere con tutte le distrazioni e le interruzioni con cui viviamo quotidianamente per ottenere lo spazio di attenzione che gli e’ necessario per far passare il suo messaggio.
Questo metodo di interruzione e’ sempre meno efficace.
Perche’ le persone sono sempre piu’ consapevoli dei messaggi di vendita, sono ormai anestetizzate dalle informazioni per loro irrilevanti.
E sempre piu’ istintivamente resistono alle interruzioni che puzzano di pubblicita’.
Ci sono anche molte persone che, per fortuna loro, hanno preso coscienza di essere entrate nell’ “era dell’attenzione” e stanno prendendo le misure necessarie per evitare che la loro capacita’ di concentrazione diminuisca.
Buone abitudini come
- la dieta dell’ informazione,
- il guardarsi bene dall’ essere dipendenti da Email-SMS-Instant Messaging e
- una disciplina di creazione di spazi di tempo non interrotti
possono fare miracoli per evitare di essere sopraffatti dal mare di informazioni e non sviluppare il deficit di attenzione.
Il “marketing di partecipazione” e’ invece quello che si sviluppa intorno alle discussioni.
Discussioni che possono essere intorno ad un prodotto o ad una notizia oppure su temi anche piu’ elevati.
Lo sai che il 68% delle persone si fida piu’ del proprio vicino o diciamo dell’ “uomo della strada” piuttosto che di multinazionali, autorita’ varie, medici e politici?
Avere amici e complici con cui scambiare opinioni da sicurezza a tutti.
La ricetta per vivere il nuovo marketing e’ quindi semplicemente la creazione di “conversazioni” o entrare in quelle gia’ esistenti e dare il proprio contributo.
Diventare un centro di autorita’ per il proprio prodotto e’ quindi la successiva mossa per consigliarlo con efficacia e trasparenza.
E’ questo il modo in cui i media sociali possono mettere d’accordo Puristi e Marketers, che ancora si guardavano storto dai lontani anni 90.
Con la direzione in cui sta andando il Web, il Bookmarking Sociale, le Reti Sociali e la partecipazione alle conversazioni sono le chiavi per avere successo per il marketer del Web 2.0
Fammi sapere cosa ne pensi.
Ispirato da: qui e qui
Categories: marketing, personal development, web2.0
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18 December 2007, by massimo
Di solito questo e’ il periodo in cui si fanno bilanci e buoni propositi per il nuovo anno.
Molte cose sono in cambiamento per me in questo periodo, da quelle personali a quelle lavorative, ma quello che soprattutto sta cambiando e’ il mio atteggiamento verso la vita e verso il mondo.
La mia attitudine ha iniziato ad allontanarsi dal tecnicismo e vedremo dove mi portera’.
In questa fine 2007 sono molto sereno, positivo e ho un sacco di progetti.
Sto leggendo The Secret e Un uomo e il suo sogno. Ditemi se vi piace.
Buone Feste a Tutti
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7 March 2007, by massimo
The only way to be great at something is to do it like crazy, for years on end, until it becomes second nature, then do it some more.
It’s easiest to accomplish this if you’re willing to be bad at other things. Want to be a great guitarist? You probably shouldn’t be fucking off trying to be an engineer or a producer. Want to be a great engineer? Stop trying to be a musician. Want to be a great … anything? Be willing to be an amateur at other things. Let other people work on your car, pay someone to fix up your house, buy your computers off the shelf instead of assembling them. You need as much time, and as much mental bandwidth, as you can get. Jack of all trades, etc. Nothing new here. But it’s good to have it rubbed in your face now and then.”
Scott Evans
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